ADAMI LAVINIA E DONNE DA MANICOMIO DI ROVIGO A BADIA POLESINE

ADAMI E DONNE DA MANICOMIO DI ROVIGO A BADIA POLESINE

Adami Lavinia ritorna a casa

Venerdì 18 marzo alle ore 21, presso la Sala “B. Soffiantini”, Abbazia della Vangadizza Badia Polesine, si tiene la conferenza illustrata: “Adami Lavinia e donne da Primo Manicomio di Rovigo 1930-1940”. La storia di Adami Lavinia, proto femminista e socialista dei primi anni del ‘900 di Badia Polesine, antifascista internata nel manicomio di Rovigo nel 1937, dove è conosciuta come “l’amica di Matteotti” e dove muore dopo 40 anni di internamento. Con la piccola storia ignobile di altre donne internate nel periodo fascista, 1930-1940, del Manicomio Provinciale. Storia illustrata e recitata con Roberto Costa e Giorgia Brandolese.

Organizza il Centro Documentazione Polesano col patrocinio del Comune di Badia Polesine.

ADAMI LAVINIA ANTIFASCISTA IN MANICOMIO DI ROVIGO

Nell’occasione verrà presentato il libro “Adami Lavinia, antifascista, in Manicomio di Rovigo”, di Roberto Costa-Maria Angela Zerbinati, per le Edizioni Biancoenero – Archivio della Memoria. Nell’occasione verrà anche presentata la ricerca – in Dvd:  “Carte da s-legare del primo manicomio”, con le Cartelle cliniche 1930-1940 e la storia della Decima donna all’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Rovigo, 22 marzo 1930. La prima ricerca storica e comparata sulle cartelle cliniche dei pazienti (“matti”) del Manicomio Provinciale di Rovigo (attivo nel periodo 1930-1997). La ricerca è stata “liberata” presso l’Archivio di Stato di Rovigo dove sono conservate, in faldoni strettamente annodati, le circa 9700 cartelle cliniche dei pazienti manicomiali, sfuggite alla desolazione ed al saccheggio dell’area.

PETIZIONE

Le ossa di Adami Lavinia giacciono anonime in una fossa comune a Roverdicrè: nell’occasione ricordando G. B. Vico, che la società diventa “civile” – si eleva dalla “ferinità”, anche quando si cominciano ad onorare i morti, come negli anni scorsi in occasione della Giornata della Donna, si raccoglieranno firme per una petizione al Sindaco di Badia Polesine e di Rovigo, per apporre una targa ricordo di Adami Lavinia presso il cimitero di Badia Polesine e presso il Manicomio di Rovigo.

Adami Lavinia, antifascista, in Manicomio di Rovigo

(dall’introduzione del libro)

Carte da s-legare. La cartella clinica, dove è “segnata” la vita di Adami Lavinia in Manicomio di Rovigo (1937-1976) è rinchiusa con altre, in un faldone – strettamente annodato, presso la soffitta dell’Archivio di Stato di Rovigo, dove sono con-serbate le Cartelle cliniche degli internati dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale 1930-1992. Secondo la cosiddetta legge sulla “privacy” (L. 675/ 1996 e riproposta in toto dal Testo Unico del 2003) a cui va aggiunta la specifica per i dati all’Archivio di Stato, sono consultabili le cartelle a fino a 70 fa, sempre pecettando i cognomi degli ammalati ma anche di parenti, infermieri e medici [Ma esiste un’obiezione di coscienza in nome del Diritto di cronaca e di informazione, per dare un volto, un nome un cognome, alle Vittime Manicomiali della Storia].

E’ come se slacciando i cordoni del faldone per visionare la cartella di Lavinia – i nomi – i certificati – le note dei medici – le lettere, si fosse in qualche modo contribuito a s-legare e liberare Ella stessa dal letto di contenzione e dalle privazioni di un internamento concentrazionario, così da liberare anche la sua voce e ri-velare la sua storia.

Adami, in alto a sinistra – col cappello, con suore, infermiere, lavoranti e pazienti del Manicomio di Rovigo

E’ come se slacciando i cordoni del faldone per visionare la cartella di Lavinia – i nomi – i certificati – le note dei medici – le lettere, si fosse in qualche modo contribuito a s-legare e liberare Ella stessa dal letto di contenzione e dalle privazioni di un internamento concentrazionario, così da liberare anche la sua voce e ri-velare la sua storia.

Come trovarsi seduti sopra i materassi a strisce del guardaroba del Manicomio di Granzette in un autunno del 1969 ed ascoltare la sua storia sotto una nuvola di fumo di pipa (la sua) e di una nuvoletta di super senza filtro (la mia): lei con la erre arrotata, io con quella moscia [il guardaroba, sopra la lavanderia, con le donne-lavoratrici guidate dalle suore – Nota di locazione]. Liberare la storia di Adami Lavinia in un atto di auspicata ri-conciliazione sociale, anche a nome ed in rispetto di tutte le altre vittime manicomiali, ancora relegate, come il Manicomio stesso, in un “buco nero” di s-memoria.

La ricerca. La ricerca storica su Adami Lavinia è divisa in due parti. Le “carte” di Adami Lavinia provengono – in una prima parte, dal Casellario Politico Centrale e, in una seconda, dalla sua Cartella clinica dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale. La Cartella si trova nel faldone “Donne Morte 1976-1977”:  all’interno, in ordine sparso – non cronologico (alla rinfusa, c’est-à-dire), sono allocati 38 documenti, più una fitta corrispondenza tutta scritta a mano, più 28 foglietti di visite mediche (soprattutto oculistiche).

Inventario. Tutti i documenti della Cartella sono stati inventariati e descritti fedelmente (anche con riproduzioni anastatiche) in ordine cronologico. Sia alla sezione Casellario Politico che a quella manicomiale, sono state inserite due note contestuali per allargare la visione alla panoramica sociale.

Appendice. Alla ricerca storica Adami Lavinia – che è il focus di questo libro – in carne viva, è allegata una appendice – memoria di presente, con la petizione attuale, per una targa alla Sua memoria.una appendice – memoria di presente, con la petizione attuale, per una targa alla Sua memoria.

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