La cronaca tragica di questi giorni riporta il nome una delle due donne liberate da Hamas: Iochebed.
Ha 85 anni. Al tempo della Shoah aveva 7 anni e nel momento del rilascio, si volta indietro verso i suoi aguzzini e li ha saluta dicendo: “Shalom, Alaikum Salam!”.
La Bibbia ci racconta che Iochebed, quando dà alla luce al figlio, non ha il coraggio di ucciderlo, secondo il decreto del Faraone, perché era “molto bello” e lo affida in un cestello alla acque del Nilo.
Due levatrici, Pua e Scifra, portano alla figlia del Faraone il bambino che lo fa accudire nella reggia.
Mosè è il suo nome, perché “salvato dalle acque“.
Diventerà il liberatore del suo Popolo.
Un bambino scampato può ancora aprire cammini di libertà attraversando i “Mar Rosso” della storia.
Diventi nostro il canto dei neri che dall’Africa venivano deportati nelle Americhe:
Scendi, Moses, ritorna là in Egitto,
dillo tu al suo Re: “Lasciali partir!”
Là nell’ Egitto Israel troppo soffre ancor
la pena sua non può durar.
La mia potenza pieghera’ dell’Egitto il re,
poiché io sono il vero Dio, non ti fermerà!
Se il faraone non vorrà, io lo punirò
le cavallette manderò,
Tra i muri d’acqua passerà, il mar Rosso asciugherò.
Ogni ebreo, che nell’Europa cristiana, ha subito il perdurante volto del Faraone, renda Mosè la sua perdurante guida.
