Ci sono persone che lasciano impronte per la radicalità del loro sogno.
Gaillot, vescovo di Evreux, trasforma la sua rimozione in una opportunità
a coltivare l’attenzione del cuore a quanti la parabola finale del Vangelo di Matteo
pone al primo posto: avere fame avere sete essere straniero
essere nudo essere in carcere.
Sempre in prima fila nel manifestare contro le sempre nuove forme di emarginazione,
rimase accanto agli invisibili fino agli ultimi giorni della sua vita.
A trent’anni dalla morte una perdurante memoria di don Tonino Bello.
