XIX domenica del Tempo Ordinario

Oltre al commento dei testi liturgici l’intervista di Papa Francesco concessa ai giornalisti nel suo viaggio di ritorno dal Canada e un colloquio avuto con i gesuiti di quella Nazione.

Intervista durante il viaggio di ritorno 29 l ug li o 2022

1 Matteo Bruni

Buonasera a tutti. Santità, sono stati giorni di pellegrinaggio e di penitenza in varie tappe con tanti incontri, gesti – questo ultimo, toccante, a Iqaluit. Questi giorni – lo ha detto Lei stesso – non si concludono nel lasciare questa terra, e anche in questo senso arriviamo a questo incontro con i giornalisti.

Colloquio con i giornalisti

Jessica Ka’Nhehsíio DEER giornalista canadese di origine Inuit ( CANADA

INDIGENOUS)

In quanto discendente di un sopravvissuto di una scuola residenziale, so che i sopravvissuti e le loro famiglie vogliono vedere azioni concrete che seguano le Sue scuse, compreso il rifiuto della “dottrina della scoperta”. Considerando che questa è ancora inserita nella Costituzione e nei sistemi legali in Canada e negli Stati Uniti, dove le popolazioni indigene continuano a essere defraudate delle loro terre e private di potere, non è stata un’occasione perduta per fare una dichiarazione in tal senso durante il Suo viaggio in Canada?

Papa Francesco

Sull’ultima cosa, non capisco il problema…

Jessica Ka’Nhehsíio DEER

È nel fatto che le popolazioni indigene ancora oggi sono private di terre e potere, in forza di quelle Bolle papali e di questo concetto della dottrina della scoperta. Quando parlo con persone indigene, loro dicono che quando le persone sono venute a colonizzare le Americhe, c’era questa dottrina della scoperta che dava in qualche modo forza all’idea che i popoli indigeni dei nuovi Paesi fossero inferiori rispetto ai cattolici. Questo è il modo in cui il Canada e gli Stati Uniti sono diventati “Paesi”.

Papa Francesco

Grazie per la domanda. Credo che questo sia un problema di ogni colonialismo. Anche oggi: le colonizzazioni ideologiche di oggi hanno lo stesso schema. Chi non entra nella sua via, è inferiore. Ma voglio andare più avanti, su questo. Erano considerati non solo inferiori: qualche teologo un po’ pazzo si domandava se avessero un’anima. Quando Giovanni Paolo II è andato in Africa, alla porta dove

2 gli schiavi venivano imbarcati [Isola di Gorée, la porta del non ritorno], ha dato un segnale perché noi arrivassimo a capire il dramma, il dramma criminale: quella gente era buttata nella nave, in condizioni disastrose e poi erano schiavi in America. È vero che c’erano voci che parlavano chiaro, come Bartolomeo de las Casas, per esempio, Pedro Claver, ma erano la minoranza. La coscienza della uguaglianza umana è arrivata lentamente. E dico la coscienza, perché nell’inconscio ancora c’è qualcosa… Sempre noi abbiamo – mi permetto di dirlo come un atteggiamento colonialista di ridurre la loro cultura alla nostra. È una cosa che ci viene dal modo di vivere sviluppato, nostro, e a volte perdiamo dei valori che loro hanno.

Per esempio: i popoli indigeni hanno un grande valore che è l’armonia con il Creato, e almeno alcuni che conosco lo esprimono nella parola vivere bene [bien vivir]. Questa parola non vuol dire, come intendiamo noi occidentali, passarla bene o fare la dolce vita, no. Vivere bene è custodire l’armonia. E questo per me è il grande valore dei popoli originari. L’armonia. Noi siamo abituati a ridurre tutto alla testa: invece i popoli originari – sto parlando in genere – sanno esprimersi in tre linguaggi: quello della testa, quello del cuore e quello delle mani. Ma tutti insieme e sanno avere questo linguaggio con il creato.

Poi, questo progressismo accelerato dello sviluppo un po’ esagerato, un po’ nevrotico che noi abbiamo, non è vero? Non parlo contro lo sviluppo: lo sviluppo è buono. Ma non è buono con l’ansia dello sviluppo sviluppo sviluppo… Guarda, una delle cose che la nostra civiltà sovrasviluppata, commerciale ha perso è la capacità della poesia: i popoli indigeni hanno quella capacità poetica. Non sto idealizzando.

Poi, questa dottrina della colonizzazione: è vero, è cattiva, è ingiusta. Anche oggi è usata, lo stesso, con guanti di seta, forse, ma è usata, oggi. Per esempio, alcuni vescovi di qualche Paese mi hanno detto: “Il nostro Paese, quando chiede un credito a un’organizzazione internazionale, ci mettono delle condizioni, anche legislative, colonialiste. Per darti il credito ti fanno cambiare un po’ il tuo modo di vivere”. Tornando alla colonizzazione nostra dell’America, quella degli inglesi, dei francesi, degli spagnoli, dei portoghesi: sono quattro [potenze coloniali] per le quali sempre c’è stato quel pericolo, anzi, quella mentalità “noi siamo superiori e questi indigeni non contano”, e questo è grave. Per questo dobbiamo lavorare in quello che tu dici: andare indietro e sanificare, diciamo così, quello che è stato fatto male, nella consapevolezza che anche oggi esiste lo stesso colonialismo.

3 Pensa, per esempio, a un caso, che è universale e mi permetto di dirlo: penso al caso dei Rohingya, in Myanmar: non hanno diritto a cittadinanza, sono di un livello inferiore. Anche oggi.

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